Ritratto immaginario di Amilcare Barca
Amilcare Barca, ritratto immaginario
Biografia · I Barcidi
~275 – 229/228 a.C.

Amilcare Barca

Barca, «il Fulmine» — generale imbattuto, padre di una dinastia

Imbattuto in Sicilia, salvatore di Cartagine durante la guerra dei Mercenari, costruttore di un nuovo impero in Hispania: l'uomo che fece della sconfitta il punto di partenza della rivincita — e che fece giurare al figlio Annibale di non essere mai amico di Roma.

6 anni

di guerra in Sicilia (247–241) senza mai essere sconfitto

3 anni

e quattro mesi di guerra «inespiabile» contro i mercenari (Polibio)

40 000

mercenari annientati alla gola della Sega, secondo Polibio

9 anni

di conquista in Hispania (237–229/228); è anche l'età di Annibale al giuramento

Cronologia

Una vita in dieci date

~275Nascita — Nell'aristocrazia cartaginese. Il soprannome Barca deriverebbe dal punico baraq, «il lampo», «il fulmine».
247Comando in Sicilia — Posto a capo delle forze puniche in Sicilia, sbarca presso Panormo (Palermo) e si stabilisce sul monte Ercte. Nello stesso anno nasce suo figlio Annibale.
247–244La guerra dall'Ercte — Da questa fortezza naturale tormenta i Romani in Sicilia e lancia la sua flotta contro le coste dell'Italia meridionale.
244–241Erice — Si impadronisce di sorpresa della città di Erice, stretta tra una guarnigione romana sulla vetta e il campo romano più in basso, e vi resiste fino alla fine della guerra.
241Le isole Egadi — Il 10 marzo la flotta di soccorso cartaginese è distrutta da Lutazio Catulo. Incaricato di trattare, Amilcare rifiuta di consegnare le armi: la pace costa la Sicilia e 3 200 talenti in dieci anni.
241–237La guerra dei Mercenari — I soldati non pagati si ribellano, raggiunti dalle città libiche. Richiamato al comando, Amilcare li schiaccia alla gola della Sega, poi davanti a Tunisi.
238/237Il colpo della Sardegna — Approfittando della crisi, Roma si impadronisce della Sardegna ed esige altri 1 200 talenti. L'umiliazione alimenta il rancore dei Barcidi.
237Partenza per Gades — Raggiunge l'Hispania con il figlio Annibale, di nove anni, e il genero Asdrubale. Prima della partenza, Annibale presta giuramento.
237–229La conquista dell'Hispania — Sottomissione dei Turdetani e dei popoli del Sud, controllo delle miniere d'argento, fondazione di Akra Leuke. Nel 231 risponde a un'ambasceria romana che combatte per pagare l'indennità dovuta a Roma (Cassio Dione).
229/228Morte davanti a Helike — Tradito dal re degli Orissi durante l'assedio di Helike, annega in un fiume coprendo la fuga dei figli. Gli succede il genero Asdrubale.

Il lampo di Sicilia

Ercte (247–244), poi Erice (244–241): sette anni di guerriglia in un'isola quasi interamente romana.

L'imbattuto

Per tutta la campagna di Sicilia, Amilcare Barca non fu mai sconfitto in battaglia. Padroneggiò l'arte della guerriglia, infliggendo pesanti perdite alle legioni romane e preservando al tempo stesso le proprie forze.

Operando da roccaforti montane — il monte Ercte sopra Palermo, poi Erice a ovest dell'isola —, lanciava incursioni audaci contro le posizioni e le linee di rifornimento romane, mentre la sua flotta devastava le coste del Bruzio. Le sue tattiche resero l'occupazione romana della Sicilia costosa e sanguinosa, costringendo Roma a immobilizzare interi eserciti solo per mantenere le posizioni.

Polibio, che pure scrive dal punto di vista romano, lo considera il miglior generale di tutta la guerra, per intelligenza come per audacia.

Correzione storica

Il mito della sconfitta siciliana

Spesso Amilcare viene presentato come cacciato dalla Sicilia. In realtà era imbattuto quando la guerra finì: cedette la Sicilia solo perché Cartagine aveva perso la flotta alle Egadi e non poteva più rifornirlo. Incaricato di trattare, rifiutò di consegnare le armi e i suoi uomini lasciarono l'isola da soldati, non da prigionieri.

ErcteEriceEgadi, 241Lutazio Catulo
La guerra «inespiabile» · 241–237

Salvare Cartagine dal proprio esercito

Rientrati dalla Sicilia, circa 20 000 mercenari reclamano la paga. Cartagine, rovinata dall'indennità, tergiversa: è la rivolta, presto raggiunta dalle città libiche stanche del tributo. La città è assediata in casa propria e il suo primo generale, Annone, fallisce. Si richiama Amilcare.

Polibio chiama questo conflitto la guerra «inespiabile», tanto le atrocità furono estreme. Flaubert ne ha fatto lo scenario di Salammbô (1862).

I capi ribelli

Spendio, uno schiavo campano fuggito, e Matho, un libico, si mettono alla testa della rivolta; Utica e Hippou Akra sono assediate.

Il passaggio del Bagradas

Con 10 000 uomini e 70 elefanti, Amilcare attraversa il fiume alla foce grazie a un guado scoperto dal vento e batte i ribelli. Il principe numida Naravas passa dalla sua parte con 2 000 cavalieri.

Il supplizio di Giscone

I ribelli mutilano e mettono a morte Giscone e circa 700 prigionieri cartaginesi: da quel momento nessuna grazia sarà concessa da nessuna delle due parti.

La gola della Sega

Amilcare rinchiude l'esercito di Spendio in una gola montana, la Sega (Prion). Affamati al punto di divorarsi tra loro, i ribelli mandano i loro capi a trattare; Amilcare li trattiene e annienta l'esercito: oltre 40 000 morti secondo Polibio.

Tunisi e la fine di Matho

Spendio è crocifisso davanti a Tunisi. Matho, vinto in un'ultima battaglia, è catturato e giustiziato a Cartagine. La città è salva — ma Roma ha approfittato della crisi per prendere la Sardegna.

L'impero di Hispania

Privata della Sicilia e della Sardegna, Cartagine trova in Hispania argento, uomini e una base.

Resti delle mura puniche di Cartagena
Mura puniche di Cartagena (Qart Hadasht), la città fondata dal genero Asdrubale sulle basi della sua conquista.
La conquista · 237–229/228

Nel 237 Amilcare sbarca a Gades (Cadice), antica città fenicia. In nove anni, con la guerra e la diplomazia, sottomette i Turdetani e i popoli del Sud — Diodoro cita i capi Istolazio e Indorte — e prende il controllo delle ricche miniere d'argento della Sierra Morena.

Vi costruisce la macchina militare barcide: un esercito professionale, agguerrito, fedele alla famiglia Barca quanto al Senato di Cartagine. Questa forza diventerà lo strumento con cui Annibale invaderà l'Italia.

Fonda Akra Leuke, «il Capo bianco» (forse presso Alicante), e fa coniare monete d'argento di grande qualità. Agli inviati romani venuti a preoccuparsi nel 231 risponde che combatte gli Iberi per pagare ciò che Cartagine deve a Roma.

Shekel barcide con l'elefante
Shekel barcide coniato in Hispania: l'elefante, emblema della potenza militare dei Barca.
Quarto di shekel barcide
Quarto di shekel barcide: l'argento delle miniere iberiche paga gli eserciti e l'indennità dovuta a Roma.
Il giovane Annibale presta giuramento davanti al padre
Il giuramento di Annibale, visto da un artista moderno
237 a.C. · Cartagine

Il giuramento

«Mio padre, al momento di partire per l'Iberia con il suo esercito, offriva un sacrificio. Mi fece avvicinare all'altare, mi fece porre la mano sulla vittima e giurare di non essere mai amico dei Romani.»

Annibale al re Antioco, secondo Polibio, Storie, III, 11

Livio riprende la scena (XXI, 1): il bambino, di nove anni, supplica il padre di portarlo con sé e giura «di essere nemico del popolo romano non appena potesse». Questo giuramento, prestato davanti agli dèi di Cartagine, avrebbe plasmato il destino del Mediterraneo per una generazione.

Che cosa dicono gli Antichi

«Il miglior generale di questa guerra, per intelligenza come per audacia, fu Amilcare, soprannominato Barca.»

Polibio, Storie, I, 64

«Nessun re meritava di essere paragonato a Epaminonda, Pericle, Temistocle, Manio Curio o Amilcare Barca.»

Catone il Vecchio, secondo Plutarco, Vita di Catone, 8

Guardando i figli ancora bambini, Amilcare diceva di allevare leoncini per la rovina dell'impero romano.

Valerio Massimo, Fatti e detti memorabili, IX, 3
Eredità

Il padre della rivincita

L'esercito barcide

Un esercito di mestiere, forgiato in Sicilia, in Africa e in Hispania, legato alla famiglia Barca: lo strumento di Canne.

L'Hispania punica

Miniere d'argento, alleanze iberiche, città nuove: la base che permette a Cartagine di risollevarsi e ad Annibale di marciare su Roma.

Una dinastia

Annibale, Asdrubale, Magone e il genero Asdrubale il Bello proseguono la sua opera. Polibio vede nella sua collera una delle cause della seconda guerra punica.

Pour aller plus loin

Sources de cette page

8 références

Sources antiques

  1. Polibio, StorieI, 64; III, 11 — Sicilia, guerra dei Mercenari, giuramento di Annibale
  2. Livio, Storia di RomaXXI, 1 — il giuramento
  3. Diodoro Siculo, Biblioteca storica — conquista dell’Hispania (Istolazio, Indorte)
  4. Cassio Dione, Storia romana — risposta all’ambasceria romana del 231
  5. Plutarco, Vita di Catone il Vecchio8 — giudizio di Catone
  6. Valerio Massimo, Fatti e detti memorabiliIX, 3 — i «leoncini»

Travaux modernes

  1. Yann Le Bohec, Histoire militaire des guerres puniques, 2003 — opera di riferimento (bibliografia del sito)
  2. Serge Lancel, Carthage, 1992 — opera di riferimento (bibliografia del sito)

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