
«Sai vincere, Annibale; non sai approfittare della vittoria», gli dice dopo Canne, secondo Tito Livio.
Capo della cavalleria a Canne

Barca deriverebbe dal punico baraq, «il lampo». Un padre, tre figli, tre figlie e le loro alleanze, e molti nomi perduti: una famiglia che ha tenuto testa a Roma per mezzo secolo.
Nessuna moglie né discendenza nota
Nessuna moglie né discendenza nota
Linee tratteggiate: legame incerto, ricostruito o noto da una sola fonte tarda. I nomi delle figlie di Amilcare non ci sono pervenuti.
Gli archivi di Cartagine sono scomparsi nel 146 e i suoi libri sono stati dispersi. Ciò che sappiamo dei Barcidi viene da autori greci e romani, che si interessavano ai generali e raramente nominavano le donne o i figli.

«Sai vincere, Annibale; non sai approfittare della vittoria», gli dice dopo Canne, secondo Tito Livio.
Capo della cavalleria a Canne

Comanda la cavalleria pesante che aggira le legioni e chiude la trappola di Canne.
Chiude la trappola di Canne

Uno dei tre generali d'Hispania (214 – 206): vincitore degli Scipioni nel 211, sconfitto da Scipione a Ilipa nel 206. Conquista Siface alla causa di Cartagine dandogli in sposa la figlia Sofonisba. Sconfitto in Africa nel 203, condannato da Cartagine, muore nel 202, suicida secondo Appiano.
Avversario di Scipione, padre di Sofonisba

Figlia di Asdrubale figlio di Giscone, sposa di Siface e poi di Massinissa, beve il veleno piuttosto che sfilare nel trionfo di Scipione (Tito Livio, XXX, 15).
La regina che scelse il veleno

Principessa di Tiro, fonda Cartagine sulla collina di Byrsa.
Fondatrice · ~814

Costeggia l'Africa occidentale con 60 navi, secondo il Periplo che gli è attribuito.
Il Periplo verso l'Africa occidentale

Partito da Gades verso nord, esplora le coste atlantiche dell'Europa fino alle Estrimnidi, le isole dello stagno. Il suo racconto perduto è noto solo grazie a Plinio il Vecchio (II, 169) e al poeta Avieno, che parla di quattro mesi di navigazione, di alghe e di bassifondi.
La rotta dello stagno

Fondatore della dinastia dei Magonidi verso la metà del VI secolo. Secondo Giustino (XVIII, 7; XIX, 1), riorganizza l'esercito e pone le basi della potenza militare di Cartagine.
Fondatore dei Magonidi

Undici volte generale secondo Giustino (XIX, 1), combatte in Sardegna, dove muore per le ferite. Il fratello Amilcare gli succede alla guida della famiglia.
Undici volte generale, morto in Sardegna

Comanda la grande spedizione in Sicilia, annientata a Imera nel 480 da Gelone di Siracusa e Terone di Agrigento. Secondo Erodoto (VII, 167), scompare durante la battaglia mentre sacrifica su un rogo. Erodoto lo dice però figlio di un Annone: la genealogia dei Magonidi resta una ricostruzione.
Sconfitto a Imera, 480

Capo della fazione dei grandi proprietari terrieri, conquistatore di Ecatompilo in Africa, generale sfortunato della guerra dei mercenari, poi avversario dichiarato della guerra di Annibale secondo Tito Livio.
Il rivale dei Barcidi

Principe numida educato a Cartagine, passa dalla parte di Roma e decide la battaglia di Zama. Re di Numidia per oltre cinquant'anni, erode il territorio cartaginese.
Alleato poi rivale

Re della Numidia occidentale (Siga, poi Cirta), corteggiato da Roma e da Cartagine. Sceglie Cartagine sposando Sofonisba, scaccia Massinissa, poi viene sconfitto e catturato nel 203. Muore prigioniero in Italia.
Il re numida alleato di Cartagine

Genero di Amilcare, gli succede in Hispania, fonda Cartagena e conclude con Roma il trattato dell'Ebro (226). Assassinato nel 221.
Fondatore di Cartagena

Assoldato da Cartagine, critica la tattica punica, addestra l'esercito a combattere in pianura e, con la cavalleria e quasi cento elefanti, sbaraglia e cattura Regolo vicino a Tunisi nel 255 (Polibio, I, 32–34). Lascia Cartagine poco dopo; il racconto tardo del suo annegamento per mano dei Cartaginesi non trova alcuna conferma.
Vincitore di Regolo, 255

Nel 150 guida contro Massinissa l'esercito che viene circondato e distrutto. Condannato a morte per placare Roma, raduna un esercito e torna a capo della difesa durante l'assedio (149 – 146). Finisce per arrendersi a Scipione; sua moglie, dandogli del vile, si getta nelle fiamme con i loro figli (Polibio, XXXVIII, 20).
Difende Cartagine, 149–146

Valica le Alpi con i suoi elefanti e annienta Roma a Canne nel 216 a.C.
247 – 183

Autore di un trattato di agricoltura in 28 libri, tradotto in latino per ordine del Senato.
Il padre dell'agronomia